Bussa alla porta!

La creatività è una fusciacca.

Riassunto delle puntate precedenti.

A metà giugno sono stata costretta dal mio corpo a prendermi una pausa. Una pausa seria. Come tanti di noi, sono abitata a un corpo che funziona. Un corpo che sostiene, produce, non rompe le scatole e pedala. A giugno, questo corpo meraviglioso e infaticabile mi ha guardato in faccia e mi ha detto un chiaro “mo’ hai rotto”. Quindi, mi sono fermata e ho promesso al mio corpo che avrei tenuto in considerazione anche le sue esigenze. Che poi, si sa, sono le mie.

Poi ho preso il covid. Dopo due anni e mezzo in cui l’ho dribblato, questo virus subdolo mi ha guardato in faccia e mi ha detto un chiaro “mo’ t’ho beccato”. Quindi, una volta che il fantomatico tampone è tornato negativo, tramortita come da un camion carico di incudini che mi fosse passato sopra, ho pian piano ripreso i miei ritmi, con gli occhi spalancati e ben puntati sul mio benessere.

In ultimo, sto cambiando casa. Un sogno che si realizza ma – come dicono gli psicologi – una fonte di stress saldamente insediata sul podio delle tre più impegnative di sempre. Per la serie “non facciamoci mancare nulla”.

Quindi, in questo periodo, saltuariamente passava in laboratorio un ologramma con le mie sembianze, con la testa piena di mobili da sistemare e battiscopa da pulire, e con l’energia fisica di un bradipo morto da diverso tempo. Gli ordini si sono accumulati, il sito abbandonato, i post non pubblicati e i capi non realizzati. Oh, stavo cominciando a preoccuparmi sul serio. La gioia che mi ha sempre riempito il cuore e la mente mentre tagliuzzavo e cucivo come la topina di Cenerentola, sparita. I tessuti piegati che mi hanno sempre ispirato nuove creazioni, muti. I capi prefiniti che aspettavano di essere mostrati in vetrina e in foto, piegati e inerti. Che cosa mi stava succedendo? Possibile che un po’ di affaticamento e un virus antipatico (e un trasloco) mi avessero annientalo l’entusiasmo?

Invece, oggi, finalmente.

Finalmente mi sono passate le ore senza che mi distraessi, finalmente le mani hanno lavorato come telecomandate, finalmente mi sono immersa in una umile fusciacca, fatta con ritagli di tessuto e sfacciatamente fucsia. Finalmente sono stata di nuovo “a casa”, gustando ogni momento e col sorriso che spunta sotto i baffi.

Finalmente – con qualche consapevolezza in più, che porterà a ritmi e spazi diversi e più lenti – sono di nuovo pronta. La creatività è una fusciacca.

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